Presentato a Livorno “Lenin. Il pensiero strategico” a cura di Emilio Quadrelli
Venerdì 20 dicembre si è tenuta presso il Centro Politico 1921 di via dei Mulini a Livorno, un’interessantissima discussione sull’ultimo libro di Emilio Quadrelli: Lenin. Il pensiero strategico. Il partito, il combattimento, la rivoluzione (Marxismi), edito da La Casa Usher. L’autore, già noto al pubblico dei compagni livornesi per la presentazione nella nostra città di altri suoi due testi, “Andare ai resti” e “RAF”, si è soffermato durante la discussione in particolare su alcuni temi del pensiero leniniano. I compagni/e presenti hanno a loro volta potuto interagire con l’autore ponendo una serie di domande e valutazioni. Dopo la presentazione dell’iniziativa a nome del Centro Politico fatta da Roberto, Quadrelli è partito ricostruendo e smontando la critica che sovente è stata fatta nei confronti di Lenin, e cioè di essere stato un “pragmatico”, un buon politico ma incapace di un alto livello di analisi teorica. In realtà la peculiarità di Lenin è stata quella di riuscire ad essere un buon politico proprio perché capace di un alto profilo di analisi teorica, in questo senso amplificando e non sminuendo l’insegnamento marxiano. Testi fondamentali come “Lo sviluppo economico in Russia” e “Materialismo ed empiriocriticismo” (che tutti i compagni dovrebbero rileggere o leggere) sono stati capaci di indirizzare la linea politica e alimentare il dibattito nelle formazioni comuniste russe proprio perché testi di ricerca teorica “ad hoc”, insieme momento di riflessione ma anche capaci di incidere sul comportamento politico dei compagni del tempo. Inoltre l’abilità di creare una struttura organizzativa in grado di reggere alla repressione e mettere in moto un grandioso processo storico non possono essere spiegate come un mero “gioco del destino”, ma implicano una capacità di potente riflessione e previsione, che purtroppo non hanno avuto i leader del contemporaneo movimento comunista tedesco, presi e uccisi “come dei piccioni”.
Un secondo aspetto che Quadrelli ha voluto rilevare è il distacco che avviene con Lenin sul modo di considerare la figura dell’intellettuale rispetto ai partiti marxisti socialdemocratici che hanno preceduto l’esperienza del bolscevismo. Una separazione dei ruoli tra intellettuali e apparato del partito che diventa molto più sfumato, in un processo di ridefinizione che va a investire anche la rappresentanza parlamentare. Parafrasando attraverso una metafora mutuata dall’ambito militare, di cui Lenin era attento studioso, la funzione dei parlamentari nella compagine del partito, egli sosteneva che essi sarebbero dovuti essere i “trombettieri” del Partito Comunista. Ma le “armi” risolutive, quelle cioè in grado di assicurare la vittoria, in quegli anni rappresentate dall’artiglieria, sarebbero dovute essere usate in modo più discreto e oculato, non certo esposte alla visibilità del “teatrino” della politica borghese. Un’affermazione la sua in controtendenza rispetto alla prassi di molti Partiti Comunisti successivi, emuli a parole dell’esperienza sovietica e in qualche modo ad essa ispirati, ma in cui il raggiungimento dello scranno parlamentare è diventato il coronamento di un percorso politico interpretato come carriera.
Terzo e ultimo aspetto richiamato da Emiliano Quadrelli, in un’esposizione necessariamente sintetica e riduttiva dei temi che invece emergono da una lettura dell’intera antologia commentata, è il ruolo delle popolazioni non occidentali nel processo rivoluzionario e la loro integrazione nell’organizzazione marxista internazionale. Anche se a noi può apparire oggi molto strano, la II internazionale a guida socialdemocratica ammetteva al proprio interno soltanto, tra gli extra-occidentali, un rappresentante del Giappone. Universalmente conosciuto è il sostegno dato dai “marxisti” socialdemocratici alle operazioni imperialiste verso paesi coloniali, giustificate come un’esportazione della “civiltà”. Allo stesso modo come allo scoppio della I guerra mondiale la II internazionale venne meno a causa del ripiegamento di ogni partito socialdemocratico verso il sostegno della propria borghesia nazionale. Lenin invece rifiuterà proprio l’assunto che l’internazionale operaia valga solo in tempo di pace, e affermerà con forza che deve valere soprattutto in tempo di guerra, per fermare il massacro di proletari in corso e cogliere ogni opportunità di rivoluzione sociale.
Tra gli aspetti sollevati neldibattito successivo, conviene ricordare tra gli altri, la necessità avvertita di dotarsi di una teoria adeguata e di un’analisi sufficiente che possa supportarla, per inverare nella situazione attuale quell’idea di “cervello collettivo” che un’organizzazione comunista rivoluzionaria dovrebbe svolgere e che secondo Quadrelli Lenin sarebbe riuscito a mettere in pratica. Se l’accresciuta potenzialità culturale del corpo sociale si riflette pienamente in un’elevata capacità del livello medio dei compagni che animano le varie strutture di movimento, si ha un’evidente difficoltà di far confluire questa somma di attitudini individuali in un progetto coerente e politicamente efficace. Non potendo aspettare la creazione dal nulla di un nuovo “Partito” ci si chiede se forse non sia necessario procedere per “aumenti incrementali”, prendendo spunto, proprio come faceva Lenin nello studio dell’arte militare, da quelle che sono le tecniche e le strategie del “nemico di classe”. Parallelamente all’uso delle armi e degli eserciti impegnati da anni in una nuova strategia imperialista, comunque dannose e incredibilmente efficaci sono state le “Think Tanks” (scatole di pensiero-pensatoi) con cui la giustificazione del capitalismo, interpretato nella sua forma neoliberista, è riuscita a imporsi su tutta la scena politico-culturale negli ultimi 30 anni, quasi azzerando qualsiasi forte visione alternativa. Appare chiaro che l’incapacità dei movimenti di andare oltre l’essere una somma di circoli associativo-culturali (anche quando come nel caso livornese molto ben radicati nel territorio) è in qualche modo collegato non alla mancanza di energie, numero e “voglia di fare”, ma piuttosto a quella “morte della teoria” pianificata da decenni di politica culturale, da parte della borghesia, messa in atto attraverso linee editoriali, cooptazione degli intellettuali, monopolio sugli ambienti dove si produce riflessione di amplio respiro. Cominciare a porsi nell’ottica di creare “Think Tank antagoniste” è il primo passo per rendere tutti i compagni in grado di produrre analisi, che sia in grado di arricchire e diffondere una teoria adeguata, in grado a sua volta di indirizzare e motivare la militanza rivoluzionaria. Anche rivitalizzando quelle “intuizioni” leniniane, così ancora attuali e così precisamente individuate da Quadrelli.
Emiliano Quadrelli, intellettuale autoformatosi in carcere dove si trovava per rapina, ricercatore universitario precario (che integra le sue entrate con le attività di traslocatore, “buttafuori”, insegnante di body building) è “uno di noi” e ci ha aiutato con questo libro a fare un passo giusto verso la riappropriazione di quella teoria di cui il proletariato oggi ha un gran bisogno.
Presente all’iniziativa anche un nutrito gruppo di compagni delle BRISOP, un collettivo toscano che si occupa anche di contatti internazionali tra realtà comuniste (visti come un aspetto imprescindibile per un progetto di cambiamento socialista in senso effettivo), per dare concretezza editoriale a una prossima pubblicazione di un testo estremamente interessante: “Quelli del Playa Giron”. Una raccolta di testimonianze inedite molto importanti di compagni “operativi” in vari frangenti storici e geografici, dalla resistenza al nazifascismo in Italia, alla lotta di liberazione palestinese, fino alla guerriglia messa in atto per impedire il genocidio in Guatemala pianificato dagli Stati Uniti e dai sionisti. Un’iniziativa voluta per rinvigorire la consapevolezza che il progetto socialista si colloca sul piano storico, non esaurendosi in una sola generazione, e su quello della geografia mondiale, perché riguarda tutto il pianeta essendo planetaria la dimensione dello sfruttamento capitalista.
per senzasoste.it
-
postato da zonasud